Dott. Francesco Fontana

Calcoli renali. Quanto contano alimentazione e obesità?

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Alcuni tipi di calcoli renali sono più diffusi nelle persone in forte sovrappeso e in chi non segue un’alimentazione equilibrata. Correggere gli stili di vita e le abitudini alimentari ha, in questi casi, un importante valore di prevenzione. Scopriamo come con il dottor Francesco Fontana, urologo e andrologo presso l’ospedale S.S. Trinità di Borgomanero (NO).

 

La calcolosi è detta anche litiasi (dal greco lithos, sasso) in virtù del fatto che implica la formazione di aggregati di minerali che quando si addensano ostruiscono le vie escretrici, provocando spesso coliche dolorose. Può avere cause diverse, interessare i reni, gli ureteri o la vescica, ripetersi nel tempo e richiedere trattamenti di tipo farmacologico o chirurgico.

Soprattutto nelle persone a rischio di recidiva, il ricorso agli specialisti è necessario alla valutazione metabolica delle sostanze che determinano la litiasi.

I calcoli più comuni sono quelli che contengono al loro interno lo ione calcio, in particolar modo nella forma di ossalati di calcio, mentre seguono per frequenza quelli costituiti da urati, sali dell’acido urico. Entrambi sono in parte evitabili attraverso un’alimentazione adeguata e il contrasto all’obesità e alla sedentarietà.

 «Nelle persone con obesità e sindrome metabolica l’incidenza dei calcoli renali, o litiasi, appare maggiore di quella delle persone in regola con il peso e che conducono stili di vita attivi - dice il Dottor Francesco Fontana, Urologo -. Nelle urine di chi è in grande sovrappeso si osserva una concentrazione maggiore di calcio, ossalati e urati, responsabili per il 95% della formazione dei calcoli. L’acidità urinaria risulta poi maggiore del normale e predispone, essa stessa, alla formazione di cristalli di urati, mentre risulta invece basso il livello di acido citrico e di altre molecole che sono naturali inibitori dei calcoli». Statisticamente la calcolosi è molto più frequente nelle persone sovrappeso, soprattutto se di sesso femminile e per questa categoria, la miglior prevenzione consiste principalmente nella perdita di peso e nell’adozione di una dieta sana.

Gli scompensi nella regolazione dei sali possono dipendere infatti da un’alimentazione eccedente in sodio e proteine animali, elementi di solito abbondanti nei regimi cosiddetti “fast food”. L’eccesso di proteine animali contribuisce ad aumentare i livelli di acido urico, riducendo l’inibitore acido citrico.

Tra gli altri fattori predisponenti un ridotto consumo di acqua associato a una minore diluizione dei sali disciolti nelle urine e una scarsa attività fisica che nel lungo periodo contribuisce alla perdita di massa ossea e all’ulteriore liberazione di calcio nel sangue e quindi nelle urine.

La dieta corretta ha pertanto valore nella prevenzione dei calcoli calcarei e urici.

 

L’alimentazione anti-calcoli

«Per evitare l’aggregazione dei cristalli di sali nell’urina e la formazione dei calcoli, la regola aurea è quella di bere molta acqua, almeno due litri al giorno, di più se fa molto caldo», spiega il dottor Fontana.

Altri alimenti utili per la prevenzione dei calcoli renali sono:

  • succo di limone o spremuta d’arancia perché ricchi di acido citrico, con funzione di inibitore
  • frutta e legumi, soprattutto se ricchi di potassio, magnesio, calcio e vitamina B6, ma a basso contenuto di ossalati
  • semi di girasole, di lino, di chia, pistacchi non salati

 

Alimenti da usare con parsimonia

«Il sodio contenuto nel sale da cucina entra in competizione con il calcio a livello renale. Se ingeriamo cibi molto salati i reni cercano di portar via il sodio in eccesso dal sangue, ma in cambio possono rilasciare nell’urina più calcio. Ridurre il sodio ingerito con il cibo abbassa la probabilità che il calcio accumulato nelle urine si unisca ad altri minerali originando i calcoli», spiega il dottor Fontana. Meglio ridurre quindi i prodotti industriali ad alto contenuto di sale e limitare formaggi stagionati, salumi, cibi affumicati e disidratati.

Sempre da moderare sono poi alimenti ad alto contenuto di ossalati come: sedano, spinaci, rapa rossa, noce, burro di arachidi e cioccolato.

La degradazione delle proteine animali genera come sottoprodotto acido urico. Meglio quindi limitare il consumo di carni, specie se rosse, e insaccati.

dottor Francesco Fontana, urologo e andrologo